Era giugno quando l’amico Claudio Salvagni, avvocato di Massimo Bossetti – già condannato in via definitiva nel 2018 per l’omicidio di Yara Gambirasio -, mi informò di alcune prorompenti novità in arrivo.
Massimo Bossetti, che da sempre si proclama innocente e sulla cui condanna pendono dei dubbi grandi quanto un palazzo – che chiunque sia in buona fede è costretto a riconoscere -, aveva cercato per anni di poter analizzare i reperti sequestrati sul luogo dell’omicidio, senza mai ottenere alcuna autorizzazione.
Dopo anni di rimpalli e di colpi bassi da parte della giustizia, come la distruzione arbitraria delle provette contenenti il dna che aveva portato alla identificazione del Bossetti, finalmente qualche mese prima Bossetti e i suoi legali avevano potuto osservare con i loro occhi gli indumenti e alcuni altri reperti appartenenti alla vittima, e frutto delle indagini scientifiche eseguite all’epoca dei fatti.
Solo in quel momento si accorsero di qualcosa di macroscopico: c’erano ben cinque test di tipo “a striscia reattiva” (come i test rapidi per il Covid, per capirci) che mostravano altrettante positività al liquido seminale per cinque diverse tracce prelevate dalla felpa e dalla giacca della povera Yara Gambirasio.
La notizia mi raggelò.
Com’era possibile che ci fosse dello sperma sul cadavere di Yara Gambirasio? Questo dettaglio non era mai emerso e, se fosse stato vero, avrebbe riscritto completamente tutta la storia di quella sparizione e di quell’omicidio.
E poi, a chi apparteneva quel fluido?
Dopo aver effettuato i test, il RIS aveva eseguito anche una analisi genetica?
No, non è emersa alcuna traccia di analisi genetica su quel materiale. Anzi, di più: nella relazione stilata dal RIS, quei test, che dalle fotografie apparivano positivi, vengono descritti come negativi.
Ritorniamo con la mente all’epoca dei fatti: siamo nel 2011 e tutte le strade sono ancora aperte. Non si sa ancora nulla dell’esistenza di Massimo Bossetti, che verrà trovato solamente nel giugno 2014, e ancora non si è neppure deciso che Ignoto 1, il misterioso uomo che avrebbe lasciato del DNA sulle mutande della vittima, sia l’uomo da cercare.
Perché, in quel momento, non si è puntato tutto sul misterioso individuo che ha lasciato quelle tracce di liquido seminale? Perché, apparentemente, non si è fatto nulla neppure per dargli un nome e un cognome genetico, ignorando completamente quelle evidenze?
Mentre mi interrogavo su queste assurdità, l’amico Salvagni proseguiva nel racconto. C’era dell’altro. Altre novità emerse dalla visione dei reperti che finalmente, dopo dodici anni, gli era stata concessa, più per un errore di un giudice che per reale volontà.
Avevano infatti anche scoperto che la traccia regina, la famosa 31G20, che aveva contribuito in maniera determinante alla definizione del codice genetico del famigerato Ignoto 1, non poteva aver fornito il risultato genetico che le si attribuiva.
In sostanza, quel quadratino di stoffa, che nella versione ufficiale della storia era il pezzetto che forniva quasi tutto il DNA di Ignoto 1 (e quindi di Massimo Bossetti), non era stato analizzato come gli scienziati del RIS avevano raccontato. E, di conseguenza, il risultato ottenuto non poteva essere scientificamente valido.
Mi raggelai per la seconda volta.
Claudio mi chiese una mano per comunicarle nella maniera più efficace, in vista dell’udienza fissata il 5 ottobre, nella quale chiederà al giudice di autorizzare la difesa a effettuare delle analisi approfondite su quei reperti.
Erano novità devastanti, che andavano trattate con cautela, ma pensai subito che avrebbero scatenato un terremoto nel mondo della cronaca nera e giudiziaria. Quel terremoto doveva però essere gestito, indirizzato, sfruttato per creare attenzione su una vicenda di giustizia che, in un paese come questo, purtroppo vive di attenzione. La vicenda però era abbastanza grande da adombrare persino l’immarcescibile storia di Garlasco.
Iniziai a lavorare sulla comunicazione di questi fatti, e ci lavorai intensamente per tutto il mese di luglio, trovando una via per comunicarli al meglio e cercando un mezzo adeguato. Avrei potuto tenermi l’esclusiva e pubblicarla in anteprima sul mio canale YouTube, ma ritenevo necessario sfruttare un mezzo con una magnitudo maggiore. Per la causa avrei rinunciato al mio tornaconto personale.
Mi misi in contatto con uno dei più importanti podcast italiani. Sembravano interessati a darci spazio ma, giunti al dunque, mi dissero che “sì, siamo pronti a registrare… però tu non parteciperai, perché sei un personaggio divisivo e non ti vogliamo”.
Li mandai dove meritavano di essere mandati, e questo fece sì che tornassero sui loro passi: “va bene, vieni anche tu”. E fu l’ultima cosa che dissero, dopodiché sparirono dietro una montagna di scuse e rinvii.
Avevano davvero deciso di rinunciare a una notizia così esplosiva?
Agosto passò, e arrivò settembre. Mi rivolsi allora al mondo televisivo, mettendomi in contatto con Le Iene, che si mostrarono da subito entusiaste. Iniziarono a lavorare al servizio, che avrebbero diviso in tre puntate e mandato in onda già dalla prima puntata di apertura del 24 settembre.
A parole, nuovamente, avrei dovuto partecipare anche io (che gli avevo regalato il servizio) ma, tolti i “bla bla bla”, la mia presenza fu rapidamente espunta dalle puntate, e io venni eliminato senza tanti complimenti.
Ma il punto centrale del discorso non è questo. Il punto è che queste informazioni adesso sono diventate pubbliche, e nessuno – nessuno – ha deciso di riprenderle.
L’amico Edoardo Montolli addirittura è stato cacciato in tronco dal settimanale Oggi, solo per aver proposto un pezzo dedicato alla questione Bossetti. Dopo sedici anni di collaborazione.
Se cercate su Google “bossetti sperma” o “yara sperma”, scoprirete che ci sono solo un paio di timidi pezzi che riprendono la notizia: uno de Il Riformista e uno de Il Giorno. Fine.
Nessun giornalista ha chiesto alla difesa informazioni aggiuntive, nessun programma specialistico di cronaca nera ha in programma di trattare la vicenda.
Comunicativamente, questa storia è stata un buco nell’acqua. Ma come è possibile che la scoperta di tracce di sperma sul cadavere della povera Yara Gambirasio non sia una notizia da prima pagina, quantomeno nella cronaca specialistica?
Cosa c’è dietro, di così grosso e profondo, da riuscire a macchinare il silenzio sul caso Bossetti? Chi è che vuole Bossetti colpevole a tutti i costi e un velo di spesso silenzio sulla sparizione e la morte di Yara Gambirasio?


